Tuesday, May 7, 2013
Sabato 11 maggio sarà presentato il film documentario “Ritorno a Battipaglia, la città nuova”, che ho realizzato negli scorsi mesi insieme all’amico Guglielmo Francese (www.ritornoabattipaglia.it).
Battipaglia, il cui nome evoca ai più l’idea della famosa mozzarella di bufala, è una città strana, in realtà ha una storia molto particolare. E’ al centro della piana del Sele, una terra fino all’ 800 quasi interamente paludosa e infestata dalla malaria. I Borboni ne avviarono la bonifica ed il territorio, mano a mano che veniva recuperato alle coltivazioni, diventava appetibile per le popolazioni delle regioni circostanti che vi si indirizzarono quasi come i pionieri americani verso il “West”.
Prima di essere travolti dall’onda garibaldina i Borboni avviarono proprio a Battipaglia uno dei primi (forse il primo?) progetto di edilizia popolare per i terremotati del 1857. Battipaglia divenne comune solo nel 1929, in ossequio alla politica di ruralizzazione del regime fascista. Le singolarità nella breve vita della città non finiscono qui però, nel 1943 è protagonista dello sbarco alleato, secondo solo a quello dell’anno successivo in Normandia. Lo sbarco di Salerno ha il suo punto centrale proprio nel litorale battipagliese e la città è il principale campo di battaglia degli eserciti contrapposti. Infine Battipaglia torna alla ribalta nazionale quando nel 1969 la polizia spara e uccide due innocenti, la città si rivolta e scaccia per un giorno intero le forze dell’ordine dalla città.
Il titolo del documentario è la citazione di un omonimo documentario degli anni 70, ora negli archivi AAMOD, realizzato a seguito dei gravi fatti del 9 aprile 1969 in cui morirono Carmine Citro e Teresa Ricciardi.
Il documentario che verrà presentato è solo una parte di un progetto culturale più ampio che prevede il consolidamento del patrimonio documentale e fotografico riguardante Battipaglia in un archivio digitale della memoria di questa città. Abbiamo puntato sulla contaminazione, vista come arricchimento, delle fonti istituzionali con le testimonianze della famiglie che hanno contribuito a costruire la storia della città
L’esperimento che abbiamo tentato è stato di utilizzare il documentario quale stimolo per la raccolta di fotografie, video e documenti provenienti da patrimoni familiari, grazie al coinvolgimento dei singoli cittadini in uno spontaneo meccanismo di raccolta attraverso i social network.
L’esperimento è riuscito ed ha determinato la formazione di un patrimonio di informazioni e documenti che è già in corso di catalogazione con la piattaforma di archiviazione digitale (www.xdams.org) che rimarrà, speriamo incrementandosi, a disposizione della città, un esempio di collaborazione tra pubblico e privato nel settore della cultura.
A questo punto voglio solo raccontare qualche dettaglio sul documentario, arricchito di un piano più narrativo, realizzato grazie alla collaborazione di due interpreti, la bravissima attrice streheleriana Pia Lanciotti e Alessandra Gigli, l’altra bravissima protagonista, che ha eseguito letture tratte da documenti e brani bibliografici.
Mi corre l’obbligo di ricordare però l’aiuto di tanti altri artisti e musicisti: Paolo Aguzzi, Alessandro Capodanno, Paolo Senatore, Vincenzo Zoppi, Massimo Cataffo, Giuseppe Mirra, Antonio Catarozzo, Rita Ferro, la Corale Mutterle, Margherita Amato Galante, Antonio Campanile, Vincenzo Carbone, Erich Janon, Gianluca Poto, Emiliano Martino, Damiano Panico, Cosimo Panico, Marco Panico e naturalmente il maestro Guglielmo Francese.
Wednesday, May 1, 2013
Sto leggendo Milano City Blues...
Massimiliano è un amico ma, fatta la tara della oggettiva dose di partigianeria dovuta all'affetto che nutro nei suoi confronti, anche lui sa che ne avrei parlato bene ad ogni costo, per rispetto dell'intelligenza sua e dei pochi sventurati che transitano da questo blog.
Il libro però è avvincente e piacevole e questo risolve ogni mio problema, per cui posso consigliarlo a tutti coloro i quali amano le letture di qualità. Milano City Blues è un noir e tra le sue pagine si celano riferimenti alle oscure vicende di questo nostro paese, quelle passate e quellle prevedibilmente future. Si perchè questo paese è così ingessato che gli avvenimenti si ripetono, dando concretezza all'eterno ritorno di Nitsche, basta conoscere il passato per capire, con buona approssimazione quello che ci accadrà in futuro.
Conoscere il passato, in particolare quello recente, è il maggior pregio di Massimiliano, nonostante la sua giovane età (rispetto alla mia), il che gli permette di scrivere cose non banali nelle quali si rintracciano i segnali di chi non si arrende. Il libro, non a caso, è uscito il 25 aprile.
Wednesday, March 27, 2013
La democrazia della Rete: riti, prospettive rischi
Il titolo è un po' ambizioso, lo confesso.
La recente evoluzione del quadro politico però mi suggerisce da un po' una riflessione su questa nuova percezione della Rete. Dico "nuova" perchè grazie al successo del Movimento 5 Stelle oggi molti sembrano scoprire la forza di Internet. Prima di cominciare però occorre fare chiarezza: la mia, oggi, è solo una prima riflessione a voce alta.
Non è una riflessione politica, perchè non è questo il fine del mio blog, ma è onesto ammettere, da parte mia, che probabilmente alcune di queste considerazioni sono oggettivamente influenzate dal mio orientamento politico. E' altrettanto sacrosanto da parte mia (che, a differenza dei "Folgorati sulla via di Damasco", seguo entusiasticamente il web dal "secolo scorso") rivendicare il diritto di poter criticare le evidenti distorsioni nell'interpretazione del fenomeno di Internet.
Per non lasciarmi fuorviare cercherò di non entrare nell'analisi di come alcune persone commentano ciò che si può, e ciò che non si può, fare con la rete, perchè altrimenti entrerei nel campo minato della valutazione sulla coerenza delle persone ma cercherò di concentrarmi sulle questioni oggettive.
La Rete è la quinta essenza della Democrazia.
Ovvero attraverso Internet ognuno può dire la sua. Questo è vero ma vale per tutti i mezzi di comunicazione, la differenza è che Internet abbassa i costi che un individuo deve affrontare per "raggiungere" altri individui, ma non impedisce ad alcun altro di "farti a pezzi", con simili bassi costi di impresa.
In TV non posso andare se il proprietario della medesima non vuole mentre su internet posso scrivere ciò che voglio. Soprattutto non mi garantisce di essere ascoltato.
Giusto.
Infatti se poi nessuno legge ciò che scrivo il mio esercizio di libertà democratica è vuoto, come è vano il mio tentativo di andare a parlare in TV. Farsi conoscere in rete è un esercizio costoso e faticoso comunque. Tornando al caso di Grillo si può affermare che certamente il suo è stato un tentativo di comunicare fuori dai canoni tradizionali e quindi "rischioso", ma certamente non è il tentativo velleitario di un singolo, quanto piuttosto un'operazione preordinata gestita da un gruppo di esperti di comunicazione.
Servono i soldi per comunicare sul web
Alternativo quindi ma non "povero". Analogo al progetto che ha portato Belen a diventare una star (anche in meno tempo) con ottimi risultati economici (si guardino le dichiarazioni dei redditi degli interessati), quindi un investimento importante a fronte di un più che adeguato ritorno economico...
Poter parlare liberamente però non garantisce il diritto di essere ascoltato e soprattutto non garantisce di non essere "annientato", come insegna il caso del recente conflitto tra Cyberbunker e Spamhaus. Difficile quindi sopravvivere anche in rete per Don Chisciotte, senza soldi e competenze.
Il Rovescio della Medaglia: esclusione di molti cittadini
L'aspetto più critico è però quello riguardante le persone escluse, quel fenomeno che fino ieri si chiamava digital divide. La rete non può raggiungere tutti e quindi un sistema basato solo sul web taglierebbe fuori tantissimi cittadini. Ignorare questo problema significa ignorare i diritti di questi cittadini.
Il diritto di critica e la deformazione del movimento d'opinione
Inoltre la forza del web è quella di poter mantenere un certo anonimato, ma proprio per questo si presta a mille deformazioni. Se io scrivo un commento ad un certo articolo ad un mio avversario basta presentarsi con quattro o cinque identità differenti per commentare ciò che dico e per dimostrare che ciò che ho scritto è osteggiato dalla maggioranza delle persone.
In definitiva la rete è uno strumento potente per comunicare ciò che si vuole ma risponde, più o meno, a molte delle regole valide per altri media. In primis la capacità di spesa e come secondo aspetto la determinazione e capacità di comunicare, grazie a esperti e costosi consulenti di immagine.
La recente evoluzione del quadro politico però mi suggerisce da un po' una riflessione su questa nuova percezione della Rete. Dico "nuova" perchè grazie al successo del Movimento 5 Stelle oggi molti sembrano scoprire la forza di Internet. Prima di cominciare però occorre fare chiarezza: la mia, oggi, è solo una prima riflessione a voce alta.
Non è una riflessione politica, perchè non è questo il fine del mio blog, ma è onesto ammettere, da parte mia, che probabilmente alcune di queste considerazioni sono oggettivamente influenzate dal mio orientamento politico. E' altrettanto sacrosanto da parte mia (che, a differenza dei "Folgorati sulla via di Damasco", seguo entusiasticamente il web dal "secolo scorso") rivendicare il diritto di poter criticare le evidenti distorsioni nell'interpretazione del fenomeno di Internet.
Per non lasciarmi fuorviare cercherò di non entrare nell'analisi di come alcune persone commentano ciò che si può, e ciò che non si può, fare con la rete, perchè altrimenti entrerei nel campo minato della valutazione sulla coerenza delle persone ma cercherò di concentrarmi sulle questioni oggettive.
La Rete è la quinta essenza della Democrazia.
Ovvero attraverso Internet ognuno può dire la sua. Questo è vero ma vale per tutti i mezzi di comunicazione, la differenza è che Internet abbassa i costi che un individuo deve affrontare per "raggiungere" altri individui, ma non impedisce ad alcun altro di "farti a pezzi", con simili bassi costi di impresa.
In TV non posso andare se il proprietario della medesima non vuole mentre su internet posso scrivere ciò che voglio. Soprattutto non mi garantisce di essere ascoltato.
Giusto.
Infatti se poi nessuno legge ciò che scrivo il mio esercizio di libertà democratica è vuoto, come è vano il mio tentativo di andare a parlare in TV. Farsi conoscere in rete è un esercizio costoso e faticoso comunque. Tornando al caso di Grillo si può affermare che certamente il suo è stato un tentativo di comunicare fuori dai canoni tradizionali e quindi "rischioso", ma certamente non è il tentativo velleitario di un singolo, quanto piuttosto un'operazione preordinata gestita da un gruppo di esperti di comunicazione.
Servono i soldi per comunicare sul web
Alternativo quindi ma non "povero". Analogo al progetto che ha portato Belen a diventare una star (anche in meno tempo) con ottimi risultati economici (si guardino le dichiarazioni dei redditi degli interessati), quindi un investimento importante a fronte di un più che adeguato ritorno economico...
Poter parlare liberamente però non garantisce il diritto di essere ascoltato e soprattutto non garantisce di non essere "annientato", come insegna il caso del recente conflitto tra Cyberbunker e Spamhaus. Difficile quindi sopravvivere anche in rete per Don Chisciotte, senza soldi e competenze.
Il Rovescio della Medaglia: esclusione di molti cittadini
L'aspetto più critico è però quello riguardante le persone escluse, quel fenomeno che fino ieri si chiamava digital divide. La rete non può raggiungere tutti e quindi un sistema basato solo sul web taglierebbe fuori tantissimi cittadini. Ignorare questo problema significa ignorare i diritti di questi cittadini.
Il diritto di critica e la deformazione del movimento d'opinione
Inoltre la forza del web è quella di poter mantenere un certo anonimato, ma proprio per questo si presta a mille deformazioni. Se io scrivo un commento ad un certo articolo ad un mio avversario basta presentarsi con quattro o cinque identità differenti per commentare ciò che dico e per dimostrare che ciò che ho scritto è osteggiato dalla maggioranza delle persone.
In definitiva la rete è uno strumento potente per comunicare ciò che si vuole ma risponde, più o meno, a molte delle regole valide per altri media. In primis la capacità di spesa e come secondo aspetto la determinazione e capacità di comunicare, grazie a esperti e costosi consulenti di immagine.
Friday, February 22, 2013
Domani primo Open Data Day in Italia ma... dove ci porteranno gli Open Data? Non solo APP... anche verso la Business Intelligence?
Domani si terrà per la prima volta anche in Italia l'Open Data Day. Anche se con un po' di ritardo, l'Italia si è avviata in questa direzione con decisione e forse possiamo dire che, almeno in questo settore dell'innovazione, il gap con gli altri paesi non è così accentuato come in altri.
Però, anzicchè unirmi al coro delle celebrazioni, vorrei avviare una riflessione critica sugli Open Data, sulla loro diffusione e sui risvolti economici.
Prima di cominciare, per dissipare qualunque dubbio, devo però chiarire che sono un sostenitore degli Open Data (meglio ancora se "linked"), che la società per cui lavoro si occupa di LOD, che è impegnata nella promozione della cultura del data sharing e che all'evento principale di domani, all'Archivio Centrale dello Stato, ci sarà una sessione incentrata sugli Open Data per i beni culturali, settore in cui opero ora con preminenza. Il chiarimento si è reso necessario per evitare di trovarmi trafitto presto dalle lance dei Cavalieri delle Tavole Rotonde del regno di CameLOD.

A questo punto perchè una riflessione critica?
Diciamo che non si tratta di contestare alcunchè degli Open Data, quanto il tentativo di avviare una discussione costruttiva sul modello economico sui cui si ipotizza possa avvenire lo sviluppo degli stessi. Ad oggi infatti si parla molto delle potenzialità economiche connesse agli OD ma a me sembra che gli unici seri investitori siano al momento i governi delle diverse nazioni. Non che questo sia poco significativo, perchè in fondo sono gli unici in grado di promuovere l'innovazione in termini cosi massicci (è un loro compito per altro!), ma il dubbio che rimane riguarda la sostenibilità a lungo termine.
I governi sostengono gli Open Data ma fino a quando basterà?
Le istituzioni ovviamente identificano negli Open Data la concretizzazione dei propri obiettivi di comunicazione e trasparenza (qui ci sarebbe da discutere sulla situazione italiana) e questo fa si che siano tra in grandi promotori di queste iniziative ma c'è da chiedersi se, in assenza di una risposta forte del mercato, anche il loro interesse non possa, un domani, scemare.
Questo secondo me è il vero punto critico, le varie discussioni sui Business Case sono incentrate sui vantaggi per le PA e per i cittadini ma al momento il ruolo delle aziende è essenzialmente funzionale alla realizzazione del media tra gli uni e gli altri. C'è inoltre da considerare che In Italia la "resistenza" alla trasparenza da parte della Pubblica Amministrazione è un dato oggettivo e non possono essere una metodologia e delle tecnologie a rompere questo schema.
Se le PAL non hanno pubblicato prima i loro dati utilizzando i tradizionali strumenti web fin qui a disposizione non si capisce perchè dovrebbero essere incentivate ora dagli Open Data. Certo c'è una campagna di sensibilizzazione che potrebbe indurre molti a procedere su questa strada ma l'interesse contrario, ovvero quello a nascondere certi dati, può essere così forte da inaridire molte iniziative.
Le aziende e i LOD
Finchè l'interesse delle aziende sarà solo quello di supportare la pubblicazione dei dati degli enti pubblici o quello di costruire APP (quale è il modello di revenues?) credo che non potremo assistere alla definitiva maturazione di questo settore, occorre che i privati studino e trovino il modo di far fruttare questa opportunità, indipendentemente dai soldi pubblici.
Le ipotesi e le possibilità ci sono ma occorrerebbe una analisi più approfondita per verificarle mentre, ad oggi, questo aspetto mi sembra ancora poco discusso. Esistono in verità già utilizzi business degli Open Data di rilevante importanza e cito per tutti il caso di Google che sfruttando alcune librerie di dati liberi ha migliorato le prestazioni del servizio che rappresenta il suo core business ovvero la ricerca.
Si tratta però di un caso molto singolare e poco ripetibile (nelle stesse forme) mentre per irrobustire il settore occorre un utilizzo più diffuso e a più livelli.
I LOD, per esempio, possono essere una risorsa anche per le aziende impegnate nella gestione di integrazione di archivi di dati eterogenei, dai quali ricavare informazioni utili e vantaggio competitivo.
Big Data e Business Intelligence
La conoscenza del patrimonio informativo di una azienda,dei Big Data, non è un fatto scontato e, mano a mano che le dimensioni crescono, il patrimonio intrinseco e non "rivelato" diventa sempre più grande. Il suo completo utilizzo è un fattore imprenscindibile (PDF) per le aziende sul mercato e un approccio LOD può oggi rappresentare una alternativa ai classici progetti avviati dalle grandi organizzazioni industriali.
Non è chiaro se ciò ancora non avviene per motivate ragioni e limiti oppure per innata resistenza all'innovazione o, peggio ancora, per deliberata strategia dei principali vendor che sfruttano il fattore "tecnologia proprietaria" per mantenere posizioni di vantaggio sui competitor ma, in fondo, anche nei confronti degli stessi clienti.
In base alla mie competenze Big Data, Search (e Social Networking) e valorizzazione dei Beni Culturali (servizi al cittadino, turismo) sono tre segmenti in cui i LOD possono probabilmente garantire sostenibilità economica ad una iniziativa imprenditoriale ma certamente non sono gli unici, ecco questo è il tipo di discussione che mi piacerebbe approfondire in seguito.
Saturday, December 15, 2012
15.12.1969 muore Pinelli a Milano. Riflessioni sul patrimonio digitale on line in un giorno di ricerche sul buio 1969
La ricchezza di fonti di informazione in rete è un fatto ovviamente consolidato, un po' meno la ricchezza di documenti storici in digitale, sulla cui disponibilità pesa il costo di trasformazione degli oggetti fisici in digitali. Negli ultimi anni però si è assistito a un aumento, in termini numerici e qualitativi, nella loro pubblicazione on line, accompagnato anche da tentativi di avvicinare le persone mediante sistemi di comunicazione più adeguati al nostro tempo, cosi come l'operazione dell'Archivio Luce e AAMOD su YouTube.
In questo caso non si è trattato di un aumento dei materiali on line, perchè già disponibili da anni sul portale, ma la scelta di portarli sul più grande archivio audiovisivo moderno è certamente un'operazione di contaminazione degna di attenzione, focalizzata sul tentativo di "aprire" ulteriormente il patrimonio culturale a un pubblico meno specializzato.
Analogamente possiamo trovare in rete l'Archivio della Stampa e dell'Unità o gli archivi "per non dimenticare", quello della Camera dei Deputati e tanto altro, tutte preziose fonti di informazione sulla nostra storia recente. In generale oggi assistiamo a un tentativo di condividere queste informazioni con la comunità, utilizzando, non più solo ricchi portali web ma anche strumenti moderni come i Linked Open Data, in controtendenza rispetto a un passato, anche recente, nel quale questa era considerata materia per i soli esperti del settore.
Di seguito ho inserito un articolo ho già pubblicato su regesta.com e che da un senso tangibile a quanto scritto in precedenza, una breve storia del 1969 arricchita da documenti originali tratti da numerose fonti. Da notare l'impegno di uomini dello spettacolo come Petri e Pasolini sui temi politici del tempo.
Da tempo si parla del 12.12.12, giorno in cui avremmo tutti quanti dovuto assistere al realizzarsi un funesto presagio di troppi secoli fa. Un caso mediatico al quale preferiamo una giornata della memoria, quella che riguarda uno degli episodi più bui della nostra vita recente, la bomba di piazza Fontana a Milano, alla Banca Nazionale dell'Agricoltura ricordata in "un minuto di storia" di Gianni Bisiach, reso disponibile dal tg1 su YouTube
Ripercorriamo quindi i principali fatti di quel 1969, partendo principalmente dai documenti visivi conservati nell'Archivio Storico Luce, disponibili da tempo alla consultazione on line. Piazza Fontana è al tempo stesso un apice e un inizio, il culmine della tensione crescente di un caldissimo 1969 e l'incedere delle più dura stagione di terrore, dolore e depistaggi della nostra Repubblica. Morirono 17 persone, di cui tre nei giorni successivi, ma quella striscia di dolore include anche il commissario Calabresi (per il cui omicidio vennero condannati anni dopo i vertici di Lotta Continua) che la notte del 15 dicembre interrogò uno dei primi sospettati, risultato poi innocente, Giuseppe Pinelli, finito giù da una finestra proprio quella notte in questura. Pinelli morì e altre morti sospette seguirono negli anni fino alla strage della questura di via Fatebenefratelli nel 1973, proprio in occasione di una commemorazione del commissario Calabresi.
Il regista Elio Petri realizzò un documentario per raccontare le ipotesi sulla morte di Pinelli in questura, si riconoscono, giovanissimi Gian Maria Volontè, Renzo Montagnani e Luigi Diberti.
Se però la storia successiva, pur non chiara a causa dei depistaggi che l'hanno sepolta, è conosciuta ai più, nella memoria collettiva rimane un po' meno dei fatti del 1969 che l'hanno preceduta e che in qualche modo l' hanno determinata.
In questo filmato dell''Archivio Luce si parla sia del suicidio di Jan Palach (19 gennaio 1962) e della primavera di Praga, così dilaniante per la sinistra italiana, sia dell'elezione del controverso Nixon alla Casa Bianca (unico presidente Usa dimessosi per uno scandalo, il Watergate). In quell'anno Almirante va a dirigere l' MSI-DN. In Grecia c'è una giunta militare, quella dei "colonnelli" e nel crescente clima da guerra fredda l'Italia rappresenta la terra di confine tra i due blocchi, si succedono eventi che nascono dalla contrapposizione giovanile o dal torbido rimestare di molti servizi segreti. La rete Gladio era già attiva dal 1964, ma fu riconosciuta pubblicamente dopo molte reticenze dal Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, solo nell'ottobre del 1990, inoltre la Commissione Stragi ipotizzò la nascita di strutture simili fin dal primo dopoguerra.
Il 27 febbraio, mentre Roma è scossa per le proteste per la visita di Nixon, studenti di destra irrompono nella facoltà di Magistero e nel tentativo di fuga muore uno studente di 23 anni, Domenico Congedo , il 31 marzo si insedia la Commissione Parlamentare che dovrà indagare sul piano Solo del 1964 e sulle schedature SIFAR mentre il 9 aprile a Battipaglia, durante uno sciopero generale, la polizia, intervenendo pesantemente come qualche mese prima ad Avola, carica e spara. Muoiono un ragazzo di 19 anni, Carmine Citro, colpito alla testa e una professoressa, Teresa Ricciardi raggiunta da una pallottola in dotazione alle forze dell'ordine, al terzo piano della propria abitazione.
Il fotografo Elio Caroccia, che compare nel video che segue, viene picchiato dalla polizia mentre riprende gli scontri. Rimarrà colpito per sempre da quell'esperienza. La protesta diventa una vera e propria insurrezione popolare e la polizia deve abbandonare la città. Le indagini successive coinvolgono un centinaio di persone nei fatti della rivolta ma nessuno viene indagato per la morte di Citro e della Ricciardi. Il giornali più conservatori bollano la protesta come eversiva, l'ufficio propaganda del PCI produce un documentario, ripreso e ampliato nel 70, per raccontare il disagio popolare.
Colpisce la composta commozione della sorella di Carmine Citro nel ricordare la morte del fratello, tipografo occupato, in difesa del lavoro dei suoi coetanei meno fortunati.
Alla Camera dei Deputati un commosso presidente dell'assemblea, Sandro Pertini ricorda i morti di Battipaglia ma il dibattito si trasforma in uno scontro tra le tesi del governo, che con il ministro Restivo difende l'operato della polizia, i deputati del centro destra che evocano i fantasmi della rivoluzione e la sinistra che chiede con forza che la polizia non usi più le armi nel corso di manifestazioni di piazza. Presidente del Consiglio è Mariano Rumor, coinvolto (e prosciolto) anni dopo nello scandalo Lockheed, intervengono nel dibattito tra gli altri Almirante, Andreotti, Avolio, Covelli, Ferri, Guarra, Malagodi, Pajetta, Scalfari, Donat Cattin e D'Alema.
Battipaglia è una città atipica del sud, nata solo nel 1929, in ossequio alla politica di ruralizzazione del duce, per popolare la piana del Sele in fase di bonifica. Viene distrutta dai bombardamenti durante lo sbarco alleato nel golfo di Salerno ma conosce un poderoso sviluppo nel dopoguerra. Nel 1969 la ventilata chiusura di molte fabbriche scatena la rabbia popolare.
Battipaglia è lontana dalle tensioni delle metropoli come Roma e Milano e ancora oggi le testimonianze raccontano di una rivolta popolare che allontanò spontaneamente politici, giornalisti e provocatori. Eppure uno scrittore anarchico inglese, Stuart Christie, in un suo saggio sul terrorismo nero, racconta (pag 28) che il giorno prima l'agenzia OP di Pecorelli avrebbe previsto disordini molto seri a Battipaglia (come purtroppo accadde) e annunciato la presenza di numerosi attivisti di Avanguardia Nazionale.
Pecorelli era un giornalista con informazioni di prima mano dei "servizi" e non parlava a caso, ragion per cui era seguito e temuto negli ambienti politici. Per il suo omicidio 10 anni dopo, il 20 marzo 1979 alla Corte di Assise di Perugia ci saranno condanne importanti, come quella del senatore Andreotti, annullate successivamente dalla Corte di Cassazione. La nota di OP potrebbe far pensare che un pezzo della strategia della tensione che ha insanguinato il nostro paese sia passato anche per le strade e le piazze di Battipaglia.
Oggi su Facebook un gruppo raccoglie materiali e informazioni su quelle giornate e questo, a mio avviso, rappresenta un nuovo modo di raccogliere la memoria popolare.
Se nulla è confermato a riguardo di trame oscure è certo però che quei fatti diedero il via a una stagione di manifestazioni, nelle quali forte fu la contrapposizione con la polizia, e di attentati come quelli alla Fiera di Milano, a diverse stazione e treni, con il tragico epilogo di due ragazzi di 22 anni morti il 27 ottobre e il 19 novembre. A Pisa Cesare Pardini viene colpito al petto probabilmente da un candelotto lacrimogeno, a Milano l'agente Antonio Annarumma perde la vita a bordo della sua jeep per un colpo al cranio. Anche in questo caso alla versione ufficiale che parlava di tubi innocenti lanciati dai dimostranti si contrappose una versione che faceva ricadere sull'urto della jeep la causa della morte. Non venne identificato alcun responsabile.
Il 12.12.69 la strage per la quale non esistono colpevoli.
Altri documenti
In questo caso non si è trattato di un aumento dei materiali on line, perchè già disponibili da anni sul portale, ma la scelta di portarli sul più grande archivio audiovisivo moderno è certamente un'operazione di contaminazione degna di attenzione, focalizzata sul tentativo di "aprire" ulteriormente il patrimonio culturale a un pubblico meno specializzato.
Analogamente possiamo trovare in rete l'Archivio della Stampa e dell'Unità o gli archivi "per non dimenticare", quello della Camera dei Deputati e tanto altro, tutte preziose fonti di informazione sulla nostra storia recente. In generale oggi assistiamo a un tentativo di condividere queste informazioni con la comunità, utilizzando, non più solo ricchi portali web ma anche strumenti moderni come i Linked Open Data, in controtendenza rispetto a un passato, anche recente, nel quale questa era considerata materia per i soli esperti del settore.
Di seguito ho inserito un articolo ho già pubblicato su regesta.com e che da un senso tangibile a quanto scritto in precedenza, una breve storia del 1969 arricchita da documenti originali tratti da numerose fonti. Da notare l'impegno di uomini dello spettacolo come Petri e Pasolini sui temi politici del tempo.
Il ricordo di Piazza Fontana e del lungo 1969
Ripercorriamo quindi i principali fatti di quel 1969, partendo principalmente dai documenti visivi conservati nell'Archivio Storico Luce, disponibili da tempo alla consultazione on line. Piazza Fontana è al tempo stesso un apice e un inizio, il culmine della tensione crescente di un caldissimo 1969 e l'incedere delle più dura stagione di terrore, dolore e depistaggi della nostra Repubblica. Morirono 17 persone, di cui tre nei giorni successivi, ma quella striscia di dolore include anche il commissario Calabresi (per il cui omicidio vennero condannati anni dopo i vertici di Lotta Continua) che la notte del 15 dicembre interrogò uno dei primi sospettati, risultato poi innocente, Giuseppe Pinelli, finito giù da una finestra proprio quella notte in questura. Pinelli morì e altre morti sospette seguirono negli anni fino alla strage della questura di via Fatebenefratelli nel 1973, proprio in occasione di una commemorazione del commissario Calabresi.
Il regista Elio Petri realizzò un documentario per raccontare le ipotesi sulla morte di Pinelli in questura, si riconoscono, giovanissimi Gian Maria Volontè, Renzo Montagnani e Luigi Diberti.
Se però la storia successiva, pur non chiara a causa dei depistaggi che l'hanno sepolta, è conosciuta ai più, nella memoria collettiva rimane un po' meno dei fatti del 1969 che l'hanno preceduta e che in qualche modo l' hanno determinata.
In questo filmato dell''Archivio Luce si parla sia del suicidio di Jan Palach (19 gennaio 1962) e della primavera di Praga, così dilaniante per la sinistra italiana, sia dell'elezione del controverso Nixon alla Casa Bianca (unico presidente Usa dimessosi per uno scandalo, il Watergate). In quell'anno Almirante va a dirigere l' MSI-DN. In Grecia c'è una giunta militare, quella dei "colonnelli" e nel crescente clima da guerra fredda l'Italia rappresenta la terra di confine tra i due blocchi, si succedono eventi che nascono dalla contrapposizione giovanile o dal torbido rimestare di molti servizi segreti. La rete Gladio era già attiva dal 1964, ma fu riconosciuta pubblicamente dopo molte reticenze dal Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, solo nell'ottobre del 1990, inoltre la Commissione Stragi ipotizzò la nascita di strutture simili fin dal primo dopoguerra.
Il 27 febbraio, mentre Roma è scossa per le proteste per la visita di Nixon, studenti di destra irrompono nella facoltà di Magistero e nel tentativo di fuga muore uno studente di 23 anni, Domenico Congedo , il 31 marzo si insedia la Commissione Parlamentare che dovrà indagare sul piano Solo del 1964 e sulle schedature SIFAR mentre il 9 aprile a Battipaglia, durante uno sciopero generale, la polizia, intervenendo pesantemente come qualche mese prima ad Avola, carica e spara. Muoiono un ragazzo di 19 anni, Carmine Citro, colpito alla testa e una professoressa, Teresa Ricciardi raggiunta da una pallottola in dotazione alle forze dell'ordine, al terzo piano della propria abitazione.
Il fotografo Elio Caroccia, che compare nel video che segue, viene picchiato dalla polizia mentre riprende gli scontri. Rimarrà colpito per sempre da quell'esperienza. La protesta diventa una vera e propria insurrezione popolare e la polizia deve abbandonare la città. Le indagini successive coinvolgono un centinaio di persone nei fatti della rivolta ma nessuno viene indagato per la morte di Citro e della Ricciardi. Il giornali più conservatori bollano la protesta come eversiva, l'ufficio propaganda del PCI produce un documentario, ripreso e ampliato nel 70, per raccontare il disagio popolare.
Colpisce la composta commozione della sorella di Carmine Citro nel ricordare la morte del fratello, tipografo occupato, in difesa del lavoro dei suoi coetanei meno fortunati.
Alla Camera dei Deputati un commosso presidente dell'assemblea, Sandro Pertini ricorda i morti di Battipaglia ma il dibattito si trasforma in uno scontro tra le tesi del governo, che con il ministro Restivo difende l'operato della polizia, i deputati del centro destra che evocano i fantasmi della rivoluzione e la sinistra che chiede con forza che la polizia non usi più le armi nel corso di manifestazioni di piazza. Presidente del Consiglio è Mariano Rumor, coinvolto (e prosciolto) anni dopo nello scandalo Lockheed, intervengono nel dibattito tra gli altri Almirante, Andreotti, Avolio, Covelli, Ferri, Guarra, Malagodi, Pajetta, Scalfari, Donat Cattin e D'Alema.
Battipaglia è una città atipica del sud, nata solo nel 1929, in ossequio alla politica di ruralizzazione del duce, per popolare la piana del Sele in fase di bonifica. Viene distrutta dai bombardamenti durante lo sbarco alleato nel golfo di Salerno ma conosce un poderoso sviluppo nel dopoguerra. Nel 1969 la ventilata chiusura di molte fabbriche scatena la rabbia popolare.
Battipaglia è lontana dalle tensioni delle metropoli come Roma e Milano e ancora oggi le testimonianze raccontano di una rivolta popolare che allontanò spontaneamente politici, giornalisti e provocatori. Eppure uno scrittore anarchico inglese, Stuart Christie, in un suo saggio sul terrorismo nero, racconta (pag 28) che il giorno prima l'agenzia OP di Pecorelli avrebbe previsto disordini molto seri a Battipaglia (come purtroppo accadde) e annunciato la presenza di numerosi attivisti di Avanguardia Nazionale.
Pecorelli era un giornalista con informazioni di prima mano dei "servizi" e non parlava a caso, ragion per cui era seguito e temuto negli ambienti politici. Per il suo omicidio 10 anni dopo, il 20 marzo 1979 alla Corte di Assise di Perugia ci saranno condanne importanti, come quella del senatore Andreotti, annullate successivamente dalla Corte di Cassazione. La nota di OP potrebbe far pensare che un pezzo della strategia della tensione che ha insanguinato il nostro paese sia passato anche per le strade e le piazze di Battipaglia.
Oggi su Facebook un gruppo raccoglie materiali e informazioni su quelle giornate e questo, a mio avviso, rappresenta un nuovo modo di raccogliere la memoria popolare.
Se nulla è confermato a riguardo di trame oscure è certo però che quei fatti diedero il via a una stagione di manifestazioni, nelle quali forte fu la contrapposizione con la polizia, e di attentati come quelli alla Fiera di Milano, a diverse stazione e treni, con il tragico epilogo di due ragazzi di 22 anni morti il 27 ottobre e il 19 novembre. A Pisa Cesare Pardini viene colpito al petto probabilmente da un candelotto lacrimogeno, a Milano l'agente Antonio Annarumma perde la vita a bordo della sua jeep per un colpo al cranio. Anche in questo caso alla versione ufficiale che parlava di tubi innocenti lanciati dai dimostranti si contrappose una versione che faceva ricadere sull'urto della jeep la causa della morte. Non venne identificato alcun responsabile.
Il 12.12.69 la strage per la quale non esistono colpevoli.
Altri documenti
- Documentario di Lotta Continua, da una idea di Pier Paolo Pasolini (fonte non verificata)
- Articolo di Eugenio Scalfari
- Testimonianza di Fortunato Zinni (La7), dipendente BNL superstite, presente al momento dell'esplosione
- Archivio AAMOD filmato su Pinelli (interviste)
- Il "Cantastorie Italiano" Franco Trincale sui fatti di Battipaglia
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Thursday, December 6, 2012
Il primo Open Data Day italiano a febbraio
Ieri a Bologna si è tenuto il primo incontro preparatorio per il primo Open Data Day italiano, in previsione per febbraio, ovviamente in concomitanza con la giornata internazionale dedicata agli Open Data.
L'incontro promosso (anche attraverso un sito ad hoc), dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e regesta.exe aveva l'obiettivo di organizzare un confronto tra tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno finora lavorato in Italia su Open Data e Linked Open Data per intraprendere un’iniziativa dal basso a sostegno degli Open Data e delle attività avviate dall’Agenzia per l’Italia digitale in questo settore.
L'adesione è stata più che ampia e coinvolgente, con interessanti e vivaci spunti di riflessione, per la cui analisi vi rimando alla cronaca via twitter fatta da stessa regesta oppure seguendo l'hashtag#opendatadayit.
Quello che mi interessa sottolineare come questo tema stia assumendo sempre più importanza anche nel panorama italiano e, pur senza voler tornare per forza una citazione ormai consueta nel mondo degli Open Data, ovvero quella della battaglia del pioniere di internet e degli Open Data Tim Berners Lee, non possiamo che sottoscrivere la dichiarazione " unlock our data and reframe the way we use it together".
Questa è una svolta troppo importante per ignorarne i benefici ma naturalmente l'innovatività di questo cambiamento non risiede nella capacità tecnologica di adottare un'infrastruttura tecnologica più o meno adeguata, quanto nella volontà dei singoli di "pensare insieme", ovvero nell'adesione reale alla filosofia degli Open Data (...e non nell'inseguire il suo essere oggi un po' di moda!).
L'incontro promosso (anche attraverso un sito ad hoc), dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e regesta.exe aveva l'obiettivo di organizzare un confronto tra tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno finora lavorato in Italia su Open Data e Linked Open Data per intraprendere un’iniziativa dal basso a sostegno degli Open Data e delle attività avviate dall’Agenzia per l’Italia digitale in questo settore.
L'adesione è stata più che ampia e coinvolgente, con interessanti e vivaci spunti di riflessione, per la cui analisi vi rimando alla cronaca via twitter fatta da stessa regesta oppure seguendo l'hashtag
Quello che mi interessa sottolineare come questo tema stia assumendo sempre più importanza anche nel panorama italiano e, pur senza voler tornare per forza una citazione ormai consueta nel mondo degli Open Data, ovvero quella della battaglia del pioniere di internet e degli Open Data Tim Berners Lee, non possiamo che sottoscrivere la dichiarazione " unlock our data and reframe the way we use it together".
Questa è una svolta troppo importante per ignorarne i benefici ma naturalmente l'innovatività di questo cambiamento non risiede nella capacità tecnologica di adottare un'infrastruttura tecnologica più o meno adeguata, quanto nella volontà dei singoli di "pensare insieme", ovvero nell'adesione reale alla filosofia degli Open Data (...e non nell'inseguire il suo essere oggi un po' di moda!).
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Saturday, October 27, 2012
Linux Day, ma chi sarà questo Linus Torvald ????
Oggi è il Linux Day, la festa del sistema operativo "libero" più diffuso al mondo.
Per conoscere le iniziative vi consiglio il sito predisposto dalla Italian Linux Society o i tanti post dedicati da importanti magazine on line.
Qui preferisco fare una breve riflessione sul rapporto tra il software libero e l'economia reale. Sarebbe intereressante quantificare i miliardi di euro che istituzioni e aziende di tutto il mondo hanno risparmiato grazie al fatto di avere installato una qualche distribuzione di Linux, riducendo costi ma al tempo stesso dando comunque linfa economica a società tecnologiche per consulenze o sviluppo di nuove funzionalità.
Con minori costi complessivi o al massimo a parità investimento hanno realizzato qualcosa in più, un servizio nuovo per i cittadini o per lavoratori e clienti di una azienda, mi viene in mente la frase di Neal Armstrong allo sbarco sul suolo lunare, "un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità" (That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind).
Ma quello che appare una clamorosa anomalia è che oggi pochi saprebbero dire chi è Linus Torvald e ancora meno saprebbero riconoscerlo in una foto, Linus non è il famoso DJ ma il programmatore finlandese che ha promosso la realizzazione di Linux. Richard Stallman è invece un signore dai lunghi capelli e dall'altrettanto lunga barba alle cui idee tutto il movimento Open Source deve rispettosamente molto, compreso il software GNU da cui prese avvio il progetto Linux. Le cose buone fatte da Stallman sono tante ma per questo vi rimando alle sue biografie.
La maggior parte delle persone che non si occupano di informatica (ahimè anche molte di quelle che se ne occupano) costretti a guardare le foto (p.s. quella di Stallman è presa da Wikipedia, grande fonte di conoscenza libera) che ho inserito nel mio post avrebbero un bel punto interrogativo stampato in faccia o guarderebbero Stallman con una certa diffidenza.
Se però inserissi, sotto, anche la foto di Steve Jobs istintivamente stringerebbero nelle mani il loro iPhone 5 da 900 euro a la loro bocca disegnerebbe sul viso un sorriso di compiacimento (p.s. inutile mettere il link alla sua biografia, tutti sanno chi era).
Fama e riconoscenza per chi ha fatto confluire nelle casse della propria azienda (e sue) miliardi di dollari e perplessità per chi ha contribuito a generare il più importante cambiamento nell'evoluzione del mercato tecnologico con tutte le sue conseguenze positive nel mondo reale.
Lungi da me innescare una contrapposizione tra questi personaggi che hanno tutti contribuito al percorso dell'economia digitale a partire (tutti) dalle rispettive, lecite, aspettative ma desideravo osservare come spesso i riconoscimentio e la fama per una persona sono spesso proporzionali al denaro che un singolo riesce ad accumulare e con il quale, altrettanto spesso, alimenta la propria immagine pubblica.
Nel mio piccolo oggi voglio solo ringraziare due uomini che hanno fatto una cosa straordinaria.
Ha scritto Antoine de Saint-Exupéry "Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito".
Ecco quello che hanno fatto Torvald e Stallman non è solo avere "inventato" un nuovo prodotto ma avere tracciato una strada che milioni di persone stanno seguendo, certamente entrambi non hanno rinunciato ad un giusto compenso per il proprio lavoro ma certamente hanno rinunciato a trarre per se stessi il profitto massimo possibile. A favore di tutti.
Per conoscere le iniziative vi consiglio il sito predisposto dalla Italian Linux Society o i tanti post dedicati da importanti magazine on line.
Qui preferisco fare una breve riflessione sul rapporto tra il software libero e l'economia reale. Sarebbe intereressante quantificare i miliardi di euro che istituzioni e aziende di tutto il mondo hanno risparmiato grazie al fatto di avere installato una qualche distribuzione di Linux, riducendo costi ma al tempo stesso dando comunque linfa economica a società tecnologiche per consulenze o sviluppo di nuove funzionalità.
Con minori costi complessivi o al massimo a parità investimento hanno realizzato qualcosa in più, un servizio nuovo per i cittadini o per lavoratori e clienti di una azienda, mi viene in mente la frase di Neal Armstrong allo sbarco sul suolo lunare, "un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità" (That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind).
Ma quello che appare una clamorosa anomalia è che oggi pochi saprebbero dire chi è Linus Torvald e ancora meno saprebbero riconoscerlo in una foto, Linus non è il famoso DJ ma il programmatore finlandese che ha promosso la realizzazione di Linux. Richard Stallman è invece un signore dai lunghi capelli e dall'altrettanto lunga barba alle cui idee tutto il movimento Open Source deve rispettosamente molto, compreso il software GNU da cui prese avvio il progetto Linux. Le cose buone fatte da Stallman sono tante ma per questo vi rimando alle sue biografie.
La maggior parte delle persone che non si occupano di informatica (ahimè anche molte di quelle che se ne occupano) costretti a guardare le foto (p.s. quella di Stallman è presa da Wikipedia, grande fonte di conoscenza libera) che ho inserito nel mio post avrebbero un bel punto interrogativo stampato in faccia o guarderebbero Stallman con una certa diffidenza.
Se però inserissi, sotto, anche la foto di Steve Jobs istintivamente stringerebbero nelle mani il loro iPhone 5 da 900 euro a la loro bocca disegnerebbe sul viso un sorriso di compiacimento (p.s. inutile mettere il link alla sua biografia, tutti sanno chi era).
Fama e riconoscenza per chi ha fatto confluire nelle casse della propria azienda (e sue) miliardi di dollari e perplessità per chi ha contribuito a generare il più importante cambiamento nell'evoluzione del mercato tecnologico con tutte le sue conseguenze positive nel mondo reale.
Lungi da me innescare una contrapposizione tra questi personaggi che hanno tutti contribuito al percorso dell'economia digitale a partire (tutti) dalle rispettive, lecite, aspettative ma desideravo osservare come spesso i riconoscimentio e la fama per una persona sono spesso proporzionali al denaro che un singolo riesce ad accumulare e con il quale, altrettanto spesso, alimenta la propria immagine pubblica.
Nel mio piccolo oggi voglio solo ringraziare due uomini che hanno fatto una cosa straordinaria.
Ha scritto Antoine de Saint-Exupéry "Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito".
Ecco quello che hanno fatto Torvald e Stallman non è solo avere "inventato" un nuovo prodotto ma avere tracciato una strada che milioni di persone stanno seguendo, certamente entrambi non hanno rinunciato ad un giusto compenso per il proprio lavoro ma certamente hanno rinunciato a trarre per se stessi il profitto massimo possibile. A favore di tutti.
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